Lea Pellegrino 30 maggio 2013


Condomino moroso?


Ricorso diretto al giudice competente dell'amministratore.


 

Con la riforma della legge che disciplina i rapporti condominiali (art. 18 della n. 220/12), l’amministratore sarà obbligato ad agire contro i ritardatari, e lo dovrà fare entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio.

 

Per cui, il passaggio che prevedeva l’autorizzazzione ad agire in giudizio, dell’amministratore, all’assemblea non è più previsto.

Alla stessa maniera, si procederà alla sospensione del condomino moroso dalla fruizione dei servizi comuni.

 

 

Così, l’amministratore è tenuto a richiedere al giudice, competente, un decreto ingiuntivo, immediatamente esecutivo, pena la revoca dall’incarico.

Resta fermo il fatto che, l’assemblea, conserva, comunque, la possibilità, ed il potere, di dispensare l’amministratore dall’azione legale.




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2 Risposte to “Condomino moroso?”

  1. cristina scrive:

    ma se la morosità è stata causata da fattori esterni? cioè da ritardi nei pagamenti dello stipendio che hanno portato il condomino ad essere obbligato a non poter effettuare un bonifico?e lo si può dimostrare anche con un estratto conto? lì interviene comunque un legale? mi potete rispondere grazie

    • Lea Pellegrino scrive:

      Gentile lettrice, posto che, per poter prendere dei provvedimenti nei confronti di un condomino che non paga le spese, è necessario che la morosità si sia verificata per almeno un semestre (secondo l’articolo 63 delle disposizioni di attuazione del codice civile) e che, il mancato pagamento della quota condominiale causa una ripartizione della spesa a carico degli altri condomini (con conseguente aggravio per questi ultimi, che vengono, quindi, danneggiati) la esibizione dell’estratto conto potrebbe fornire prova del mancato ritardo del pagamento ma, non impedirebbe all’amministratore di procedere come per legge, a tutela degli altri condomini.

      Piuttosto, il condomino impedito nel rispetto dei termini al pagamento della quota condominiale può vantare il diritto alla retribuzione del lavoro (disciplinato dall’art. 36 della Costituzione e dell’art. 2099 del Codice Civile). Infatti, per il lavoratore, ricevere in ritardo lo stipendio comporta un conseguente ritardo nel pagamento dei suoi creditori (le utenze condominiali, le rate del mutuo, etc.). Per cui, lo stesso, potrà vantare il diritto di vedersi corrisposto anche il pagamento degli interessi maturati, derivanti dal fatto che la retribuzione rientra tra i crediti aventi per oggetto una somma di denaro dal momento in cui gli stessi sono divenuti liquidi ed esigibili (la rivalutazione monetaria verrà calcolata sulla base dell’indice dei prezzi elaborato dall’Istat per la scala mobile per i lavoratori della categoria di appartenenza).

      In ultima analisi, lo stesso lavoratore può richiedere anche il risarcimento dei danni morali derivanti da una situazione di disagio ed incertezza causate dal comportamento doloso del datore di lavoro, in rispetto dei principi della obbligatorietà e della irrinunciabilità della retribuzione.

      Augurandomi di aver risposto alla sua domanda, La saluto.

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