Lea Pellegrino 24 marzo 2013


La rimozione delle barriere architettoniche


La tutela dei diritti dei disabili in condominio.


La legge di riforma del condominio (la n. 220/12) dispone, all’art. 27, che le innovazioni, relative alla cancellazione delle barriere architettoniche, debba avvenire mediante un numero di voti che corrisponda alla maggioranza degli intervenuti e ad almeno la metà del valore dell’edificio, in prima convocazione assembleare.

Questa innovazione si traduce, sostanzialmente, in un innalzamento della maggioranza prevista per statuire i rinnovamenti volti a rimuovere le barriere architettoniche negli edifici privati.

Infatti, la precedente disciplina richiedeva solo un numero di voti che rappresenti il terzo dei partecipanti al condominio e almeno un terzo del valore del complesso,  legittimato l’approvazione delle delibere, a condizione che siano adottate in una riunione assembleare di seconda convocazione.

 

A fornire una tutela ai disabili, fortunatamente, è intervenuta la Suprema Corte, la quale, statuendo il principio secondo il quale, è necessario fondare la decisione sulla valutazione comparativa delle esigenze oppositive (quella data dalla funzione sociale della proprietà ex art. 42 Cost. e quella della tutela costituzionale della salute, ex art. 32), la stessa con la pronuncia n. 2156/2012 prevede che, tra le dure posizioni debba essere data rilevanza a quella dei portatori di handicap.




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