Lea Pellegrino 27 febbraio 2014


La nullità della cartella di pagamento


La sola indicazione: “omesso o carente versamento dell’imposta” non costituisce adeguata motivazione di una pretesa fiscale”.


Nullità cartella di pagamento

 

Con l’ Ordinanza n. 20211 del 3 settembre 2013 la Corte di Cassazione interviene, ancora una volta, sulle questioni  che attengono la validità delle cartelle di pagamento.

Attraverso quest’ultima pronuncia, in particolar modo, la Suprema Corte statuisce la carenza di qualsiasi motivazione  o spiegazione della cartella esattoriale, qualora la stessa contenga la dicitura “omesso o carente versamento dell’imposta” ; infatti tale dicitura non costituirebbe adeguata motivazione di una pretesa fiscale.

Si ricorda, inoltre, che ci sono state altre pronunce sull’argomento sulla medesima scia come la

-Cassazione n. 22500 del 10 dicembre 2012 per la quale la cartella di pagamento rappresenta il primo ed unico atto attraverso il quale il contribuente viene informato della pretesa fiscale, per cui  è indispensabile che la cartella contenga tutti gli elementi al fine di rendere edotto il contribuente delle ragioni della pretesa .

-Cassazione n. 10033 del 6 maggio 2011,  secondo cui, la cartella costituisce l’atto con il quale il contribuente viene a conoscenza per la prima volta della pretesa fiscale e come tale deve essere motivata

-(Cassazione n. 26330 del 16 dicembre 2009 la quale stabiliva che il contribuente deve essere messo in grado di conoscere le ragioni della pretesa fiscale sin dalla notifica della cartella di pagamento.

In ultima analisi è bene precisare che  il difetto di motivazione della cartella esattoriale non può condurre alla dichiarazione di nullità, quando la cartella sia stata impugnata dal contribuente. Infatti, lo stesso proponendo opposizione,  dimostra, in tal modo, di avere piena conoscenza dei presupposti dell’imposizione, per averli puntualmente contestati, e che ometta di allegare, specificamente provare, quale sia stato in concreto il pregiudizio che il vizio dell’atto abbia determinato al suo diritto di difesa (Cassazione n. 7401 del 31 marzo 2011,)




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