Lea Pellegrino 20 marzo 2012


Il danno ex art 2051 C.C.


Danni da mancata custodia e manutenzione delle strade.


Secondo la  III sezione civile della Cassazione, il comune è obbligato a custodire le strade, con la conseguenza che è responsabile dei danni cagionati alle persone e cose, nei limiti in cui non vi sia l’impossibilità di governo del territorio. Infatti, esprimendosi sul tema della responsabilità in materia di danni provocati dal dissesto della strada pubblica, con la sentenza, datata 27.03.2007, la n° 7403, l’ente pubblico risponde dei pregiudizi subiti dall’utente nel caso in cui si tratti di danni subiti dei beni demaniali, tra i quali le strade, tutte le volte in cui sia possibile, da parte dell’ente proprietario o che abbia la disponibilità e il godimento della res, la custodia, intesa come potere di fatto o signoria sul bene medesimo.

Tutto ciò vero qualora i criteri di valutazione della cd. “esigibilità della custodia”, si riferiscano alla natura ed alle caratteristiche del bene da custodire, (e dunque, riguardano la estensione della strada, la dimensione, le dotazioni ed i sistemi di assistenza, di sicurezza, di segnalazioni di pericolo, generico e specifico, che sono funzionali alla sicurezza della circolazione ed in particolare dell’utente, persona fisica, che quotidianamente percorre quel tratto statale che, interessando il centro storico cittadino, particolarmente frequentato da pedoni e da veicoli).

Infatti, appare consolidata affermazione secondo cui , è applicabile la disciplina di cui all’art. 2051 cod. civ., nella misura in cui,  sia accertata, in concreto, la possibilità dell’effettiva custodia del bene, rimanendo escluse ipotesi in cui non sia fattibile la custodia causa della notevole estensione dello stesso e delle modalità di uso da parte di terzi.

La nozione della custodia rappresenta dunque un elemento strutturale dell’illecito ex art. 2051 cc, che qualifica il potere dell’ente sul bene che esso amministra nell’interesse pubblico. la responsabilità per danni ai sensi dell’art. 2051 cod. civ. ha natura oggettiva, in quanto si fonda sul mero rapporto di custodia, cioè sulla relazione intercorrente fra la cosa dannosa e colui il quale ha l’effettivo potere su di essa.

Ne deriva che, secondo tale autorevole interprete, il fattore decisivo per l’applicabilità della disciplina ex art. 2051 c.c. debba individuarsi nella possibilità o meno di esercitare un potere di controllo e di vigilanza sui beni demaniali, con la conseguenza che l’impossibilità di siffatto potere non potrebbe ricollegarsi puramente e semplicemente alla notevole estensione del bene e all’uso generale e diretto da parte dei terzi, considerati meri indici di tale impossibilità, ma all’esito di una complessa indagine condotta dal giudice di merito con riferimento al caso singolo, che tenga in debito conto innanzitutto degli indici suddetti.

In esito al nuovo orientamento, l’apprezzamento relativo alla effettiva “possibilità” del controllo alla stregua degli indicati parametri non può che indurre a conclusioni in via generale affermative, e dunque a ravvisare la configurabilità di un rapporto di custodia per gli effetti di cui all’art. 2051 del C.C.




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