Lea Pellegrino 06 dicembre 2013


Gli interessi moratori e l’inadempimento del contratto di mutuo


Il punto di confine tra legalità del tasso e reato di usura.


interessi moratori

Se si parte dal presupposto che il tasso di mora ha la caratteristica di essere un interesse punitivo, legato all’inadempimento, allora, troverà il suo presupposto  nella rottura dell’equilibrio sinallagmatico addebitabile ad un evento patologico legato alla sfera volontaria e consapevole, del cliente che non onora la rata.

Nulla questio se il valore del suddetto ristoro fosse determinato in giusta misura.

Ma, prassi giurisprudenziale ha sempre considerato il tasso di mora, avente natura diversa dagli altri tassi applicabili nel contratto di mutuo (corrispettivi e compensativi), proprio in virtù del presupposto di avere natura puramente risarcitoria. A conferma di quanto argomentato,  numerosissime sentenze hanno negato al tasso di mora, di poter rientrare nel calcolo del tasso usurario.

In verità, il tasso soglia (viene fissato dal Ministero del Tesoro in collaborazione con l’Ufficio Italiano Cambi e la Banca d’Italia), stabilito per quantificazione degli interessi corrispettivi (quelli dovuti per il prestito della somma richiesta) deve essere preso in considerazione anche per la determinazione del risarcimento in caso di inadempimento.

La Suprema Corte, intervenendo in merito all’applicazione dell’art. 644 c.p., e dell’art. 1815 c.c., co. 2, ha statuito che si devono intendere  usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori. (Cass. Civ. n. 350/13).

D’altro canto, lo stesso tenore letterale della norma dell’art. 644, comma 4, c.p. induce, chiaramente, a ritenere compresi nel tasso (soglia) gli interessi corrispettivi, quelli compensativi ed anche quelli risarcitori.

Precedenti interventi avevano già sancito tale principio (Cassazione n. 325 e 602 del 2013 dette sentenze gemelle) per cui, la pronuncia, in verità, non rappresenta alcuna novità, ma consolida la corrente di pensiero maturatasi nell’ultimo decennio, in rispetto dei principi della legge anti-usura 108/96, che ha definito chiaramente i parametri del tasso soglia.




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